Vedere Ascoltare Annunciare

di Ilaria - 24 Aprile 2022

Vedere, ascoltare, annunciare: sono tre azioni che Papa Francesco, durante la Veglia Pasquale, ci ha invitato a compiere per entrare nella Pasqua del Signore.

Tre verbi che riecheggiano anche in questa Seconda Domenica di Pasqua, con la quale si conclude la lettura dei racconti delle apparizioni del Risorto (cfr. Gv 20.19-31).

Vedere.

Le donne. che si recarono al sepolcro, videro la pietra ribaltata, il sepolcro vuoto (cfr. Lc 24,1-12). Segni non evidenti della Risurrezione, segni da interpretare, ma fin quando guardiamo verso il basso, sottolinea il Papa, facciamo fatica a ribaltare gli schemi dei nostri convincimenti, per lasciare spazio alla speranza.

Di fronte alle difficoltà, alle contrarietà della vita, di fronte alla morte delle persone a noi care, la paura e la sfiducia, hanno molto spesso il sopravvento.

Siamo paralizzati nei sepolcri delle nostre lamentazioni, dove abbiamo seppellito la gioia di vivere. Siamo rinchiusi nei cenacoli dei nostri fallimenti, da dove, come i discepoli, facciamo fatica ad uscire, incapaci di pensare che le cose possono cambiare.

Come gemelli di Tommaso, anche noi desideriamo vedere con i nostri occhi che la malattia non abbia la meglio sulla salute dei nostri cari, che le contrarietà della vita si risolvano al più presto, che tutto vada per il verso giusto.

Desideriamo avere delle prove inconfutabili, per credere all’esistenza di Dio e mentre ci diciamo cristiani, dimentichiamo che il fondamento della nostra fede è la Morte e la Risurrezione di Gesù.

Dimentichiamo che è proprio attraversando le nostre ferite, i nostri dolori, che possiamo incontrare il Risorto.

Grazie alla Pasqua di Gesù, ci ricorda Papa Francesco, possiamo fare il salto dal nulla alla vita, perché l’amore sconfinato del Padre ha abbracciato tutte le nostre morti.

Beati siamo noi quando, pur non vedendo nessun miracolo, nessuna guarigione, nessuna prova tangibile, abbiamo occhi per vedere, al di là della notte oscura in cui siamo immersi, la luce che sorgerà.

Ascoltare.

Le donne ascoltarono, si lasciarono interpellare da una domanda: Perché cercate tra i morti colui che è vivo! Non è qui, è risorto!

Papa Francesco ci ricorda che “un cristianesimo che cerca il Signore tra i relitti del passato e lo rinchiude nel sepolcro dell’abitudine è un cristianesimo senza Pasqua”.

Come le donne, come Tommaso, anche noi spesso cerchiamo Gesù nel modo sbagliato. Cerchiamo di imprigionarlo nelle nostre parole, nelle nostre formule, nelle nostre abitudini, nelle nostre visioni della vita.

Lo cerchiamo, sottolinea il Papa, solo nell’emozione, tante volte passeggera, o nel momento del bisogno, per poi accantonarlo e dimenticarci di Lui nelle situazioni e nelle scelte concrete di ogni giorno.

Ascoltare la sua Parola, lasciarci inquietare ed interrogare da questa Parola, è il necessario passo da compiere per cercare realmente Gesù e poterlo incontrare nella nostra vita, per vederlo nei volti di chi ci è accanto, per toccarlo nelle nostre ferite e in quelle di chi soffre.

Annunciare.

Dopo aver visto e ascoltato, le donne corsero ad annunciare la gioia della Risurrezione.

Papa Francesco ci ricorda che “a questo siamo chiamati: a fare esperienza del Risorto e condividerla con gli altri; a rotolare quella pietra dal sepolcro, in cui spesso abbiamo sigillato il Signore, per diffondere la sua gioia nel mondo”.

Le donne andarono ad annunciare, ma non furono prese sul serio. I discepoli annunciarono a Tommaso di aver visto il Signore, ma non furono molto convincenti.

Nonostante la gioia dell’incontro con il Risorto, solo la forza dello Spirito Santo, donò loro la capacità di diventare credibili.

Come discepoli del Signore, anche noi, siamo chiamati a compiere nella nostra vita queste tre azioni: vedere, ascoltare, annunciare. È il cammino di fede da ricominciare ogni giorno.

Ogni giorno, infatti, siamo chiamati ad incontrare il Signore Risorto, nel nostro quotidiano vivere, ed a riscoprire, nelle difficoltà della vita, il mistero della sua Morte e Resurrezione, per farlo diventare realmente il fondamento della nostra fede.

Allora, come Pietro e Giovanni, anche noi, con l’aiuto dello Spirito Santo, diventeremo testimoni credibili del Risorto e non potremo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato (cfr. At 4,13-20).

Sei immobile di fronte alla realtà e continui solo a lamentarti oppure sai guardare con fiducia sapendo che l’amore di Dio ti conduce alla vita?


Ti ricordi del Signore nelle scelte concrete del tuo quotidiano?


Lo cerchi negli angoli più oscuri della vita?


Hai il coraggio di lasciarti cambiare e trasformare dall’ascolto della sua Parola?


Stai annunciando la gioia della Risurrezione?


Che cosa ha cambiato nella tua vita il fatto che Gesù sia risorto?

Vedere Ascoltare Annunciare ultima modifica: 2022-04-24T00:13:49+02:00 da Ilaria

Testimonianze

  1. Mariarosaria

    Ripercorrere il mio passato dalla prospettiva di un maggior contatto col Signore mi fa vedere aspetti di me che prima mi sfuggivano o che leggevo molto vagamente.
    Percepivo di me tanta confusione, pensieri che si accavallavano e non mi davavano la spinta necessaria per progettare; intensi stati d’animo intrisi di angoscia, ansie, paure; tutto ciò lo coglievo, ma non me ne spiegavo il senso e per questo mi sentivo sbagliata, fuori posto, di serie B, da tenere ai margini.
    Ogni situazione, anche la più banale, la vivevo drammaticamente, come se fosse un affare di stato; non c’era niente di me che mi piacesse, mi sentivo perseguitata: anche nelle questioni di poco conto mi sembrava che dovessi scegliere fra la vita e la morte.
    Un’esistenza molto tormentata che si svolgeva completamente dentro di me e che non trovava all’esterno nessuna corrispondenza; di qui la mia chiusura e il ricorrere, senza che me ne accorgessi, ad un mondo fantastico che peggiorava ulteriormente la mia situazione perché mi relegava in una prigione senza via d’uscita.
    Il vedermi perfetta, all’altezza della situazione, senza problemi era solo un inganno della mia mente distorta.
    Ciò che trovo più sorprendente, in questo maggiore contatto col Signore, è che tutto l’inferno in cui mi sono cacciata è derivato da una mia semplice percezione errata della realtà, ma di fatto non di così poco conto se considero i danni che mi ha procurato.
    Le risorse di cui disponevo, in vero tante, non erano proprietà privata; impiegarle a mio piacimento, come se fossero mie e non un dono divino che andava valorizzato secondo un progetto più ampio, dà una risposta a ciò che prima non mi spiegavo circa quel senso di vita e di morte da cui mi sentivo perseguitata.
    Ristabilire un contatto col Signore, dare più spazio alla sua presenza, frequentarlo quotidianamente, fidarmi di Lui più che di me, vivere il rapporto con Lui come qualcosa di prezioso e privilegiato significa attraversare il passaggio che mi conduce dalla morte alla vita.
    Pensare di oltrepassare il confine fra le 2 realtà da soli e senza sofferenza è pura illusione e condannarsi a sicuro fallimento.
    Grazie Gesù

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
annuncerò tutte le sue meraviglie

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