IlMercoledì delle Ceneri, come ogni anno, ci siamo ritrovati in Parrocchia, con i bambini del catechismo e i loro genitori, per il Rito dell’imposizione delle Ceneri.
Per la nostra Comunità parrocchiale, questo incontro è stata anche un’occasione per lasciarci alle spalle il periodo del Carnevale, iniziato quella sera del 17 gennaio scorso, con gli eventi noti a noi tutti, che in qualche modo hanno segnato e ancora segnano la vita del nostroBorgo di Sant’Antonio abate.
La tradizione deifuocarazzidi Sant’Antonio abate, che si accendono il 17 gennaio in onore del Santo, ha origini antiche. Per i contadini era un momento di ringraziamento per la raccolta delle produzioni agricole ed era anche un modo didare simbolicamente fuoco al vecchio, per dare vita al nuovo.
Con l’andare del tempo, a Napoli, questa antica tradizione, ha perso pian piano la sua dimensione di convivialità e digioiosa occasione di festa, per diventare una pericolosa sfida tra Quartieri.
Infatti, i ragazzi cercano di accaparrarsi quanto più legno possibile, per riuscire a farela fiamma più altae poter vincere la sfida.
Per i ragazzile sfide sono importanti, perché il mettersi alla prova li aiuta a crescere e a maturare, ma spesso corrono il rischio di farsi prendere la mano dalla competizione e dalla voglia di vincere, finendo così per rovinarela bellezza del gioco.
È un po’ come il fuoco, che è importante perchéci riscalda e ci illuminama, se ne perdiamo il controllo, diventa distruttivo e può fare molti danni, più di quanti ne possiamo immaginare.
In fondo, è quanto avvenuto quella sera del 17 gennaio scorso: pur divincere la sfida, i ragazzi hanno perso il controllo e dal gioco sono passati ad azioni rabbiose e violente.
Questo Mercoledì delle Ceneri, quindi, è stato per tutta la nostra Comunitàun nuovo inizioe quelle Ceneri, che abbiamo ricevuto sul capo, sono proprio il segno della nostra volontà di lasciare andare il passato, perimpegnarci a costruire il futuro.
Lasciamo andare, soprattutto, il nostro giudizio su quei ragazzi e sul loro comportamento. Chiediamoci, piuttosto, se noi adultiabbiamo fatto tutto quanto era in nostro potereper evitare che accadesse quanto è successo.
Chiediamoci, soprattutto, se abbiamo dato tempo a questi ragazzi: tempo per ascoltarli, per giocare con loro, per supportarli nei loro momenti di scoraggiamento e di difficoltà.
Troppo spesso, infatti, siamo pronti a dire che non si comportano bene e a ricordare loro quello che devono fare, ma dimentichiamo che, come adulti,siamo chiamati a garantire i loro diritti, quelli sanciti anche dallaConvenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
La vera sfida che, oggi, siamo chiamati ad accettare ed a vincere è quella dell’amore. Come genitori, come educatori, come adulti, impegniamoci nella nostra giornata adare tempo alle cose importanti, quelle che riempiono di senso la vita e ci aiutano a star bene e far star bene le nostre famiglie.
Doniamo tempo ai ragazzi.Garantiamo il loro diritto allo studio, al gioco, all’educazione, allo stare bene in famiglia, alla salute, il loro diritto di esprimersi. Se riconosciamo i lorodiritti, verrà di conseguenza che impareranno a rispettare i lorodoveri.
Se ci impegniamo per davvero, accenderemoun fuoco d’amore, che farà nuovo il nostro Borgo. Per questo, a conclusione del nostro incontro, abbiamo voluto fare, con i bambini del catechismo, un piccolo gesto: lasciar volare in aria tanti palloncini a forma di cuore.
Sono stati per noi il segnodella forza dell’amore, che ci spinge a costruire, con i ragazzi e per i ragazzi, un futuro migliore, per ridonare luce e calore al nostro quartiere. È questa forza l’unica fiamma che può salire alta fino al cielo, per farci vincerela sfida della vita: diventare persone felici.
