Per essere felici

di Ilaria - 13 Febbraio 2022

Ascoltando il brano del Vangelo di Luca (Lc 6,17.20-26) proposto nella liturgia di questa sesta domenica del tempo ordinario, stride indubbiamente alle nostre orecchie quel “guai” ripetuto quattro volte. Come può Gesù aver usato questa espressione? Che cosa vuole dirci?

A bene vedere, è tutto questo brano del Vangelo che ci mette un po’ in crisi. Se ci fermiamo a leggere con attenzione, ci rendiamo conto che non riusciamo a restare indifferenti.

Il tema della felicità ci tocca nel profondo. Chi di noi può dire di non voler essere felice? Quella parola “beati” ci attira, ci seduce. Nella mente si rincorrono tante immagini che ci parlano di felicità.

Proviamo a pensare a quali valori ci ispiriamo per rappresentarci la felicità. Non sono forse quelli che abbiamo assorbito dalla società occidentale in cui viviamo?

Non siamo, forse, bombardati quotidianamente da messaggi di tutti i tipi che ci inducono a pensare che per essere felici occorre avere questo o quello?

Le Beatitudini, nella versione ridotta dell’evangelista Luca, ci spiazzano, perché sembra proprio che la felicità sia fondata su un vuoto, una mancanza.

Ogni giorno, in tutti i modi ci vengono proposti prodotti che soddisfano desideri, che nemmeno abbiamo, invece il Vangelo ci dice che avere troppe cose non ci fa star bene.

Tutti fanno a gara a far notizia e a conquistare la popolarità, mentre la Buona Notizia ci suggerisce che vale la pena andare controcorrente, anche a costo di diventare impopolari.

Da ogni parte ci convincono a chiudere gli occhi di fronte al dolore, invece la Parola di Dio ci spinge a vedere che la via della felicità passa anche attraverso i nostri dolori.

In realtà, proprio chi lo ha vissuto fino in fondo, sa che il dolore lascia trasparire in filigrana una semplice e disarmante verità: la felicità è nascosta nelle piccole cose.

Ed è allora che anche quel “guai”, così stridente, assume un suono dolce e tenero. Non appare più nelle vesti di un rimprovero o peggio ancora di una minaccia.

È piuttosto un amorevole avvertimento, come quello che rivolgiamo, con fermezza, ai bambini affinché non si mettano nei guai, con le loro azioni un po’ spregiudicate.

Facciamo attenzione! Se pensiamo di bastare a noi stessi, pieni di amor proprio e pieni di cose, pieni delle nostre verità e pieni di superficialità, siamo sulla strada sbagliata. Prima o poi ci renderemo conto che la nostra vita è come svuotata di ogni senso.

Allora capiremo di aver dato credito a tante false idee di felicità e, rileggendo con calma questo brano del Vangelo, scopriremo che le Beatitudini sono effettivamente una chiamata alla felicità.

Siamo felici quando siamo ricchi non di cose e di noi stessi, ma ricchi di Dio. Siamo beati quando in quei vuoti, in quelle mancanze, sappiamo ritrovare il volto di Dio che ha cura di noi.

Allora quella falsa idea di felicità, che ci chiude nei nostri egoismi, poco alla volta si dissolve e ci dona di vedere, nel volto di chi abbiamo accanto, il volto di un fratello, di una sorella ai quali testimoniare, con la nostra vita, il volto di amore del Padre.

E tu, a quale modello di felicità fai riferimento?


Credi che il Vangelo sia una chiamata ad essere felici, attraverso le vie suggerite da Gesù?


Sperimenti nella tua vita la beatitudine di chi confida nel Signore?


Pensi che per essere felici occorre imparare a condividere?

Per essere felici ultima modifica: 2022-02-13T08:09:37+01:00 da Ilaria

Testimonianze

  1. Mariarosaria

    Ho cercato con tutta me stessa di attingere a modelli offerti dal mondo per colmare un profondo senso di vuoto esistenziale, senza sortire alcun effetto se non aumentare insicurezze, delusioni, sofferenze.
    Però proprio vivendo l’insuccesso e il fallimento ho capito che eri Tu, o Signore, a parlarmi attraverso quel vuoto, con il quale volevi stabilire uno spazio completamente libero per un rapporto privilegiato con me e perché imparassi, con la tua frequentazione, (Tu che sei Sommo Bene), a fare discernimento e a saper scegliere fra ciò che effettivamente potesse risolvere le mie mancanze.
    Grazie Gesù

  2. Imma

    La lettura del Vangelo di questa domenica ha portato la mia attenzione in modo insistente sulla parola “falsi”, riferita a profeti.
    Subito mi è tornata alla mente un’altra pagina del Vangelo, quella in cui Gesù sceglie la strada opposta a quella che vorrebbe fargli percorrere chi ricerca una strada facile per CREDERE.
    Non vi è ascolto dunque accoglienza del Vangelo se gli occhi, il cuore e la mente non sono liberi da ciò che i canoni del nostro mondo ci presenta come felicità.
    Questo mi dice Gesù di vedere. Allora mi sono chiesta cosa io vedo e cosa identifico come felicità.
    La felicità è sollievo, è promessa, è parlare con chi ti ascolta, è ascoltare chi ti fa sorridere per la sua semplicità, è sapere di arrivare arrabbiata e ritrovare la serenità, è attesa, è ritrovare l’altro anche mettendo da parte ciò che ritieni giusto per capirlo e giungere insieme a un punto di incontro.
    Purtroppo, però a volte, vedo la felicità anche in cose effimere o nell’opinione degli altri e dico ‘purtroppo’ perché la loro ricerca mi porta ad agitarmi e a non gustare la bellezza dei piccoli momenti.

  3. Rita Maffei

    Rendo grazie al Signore che ha ascoltato le mie suppliche in favore di mio figlio e di sua moglie, aiutandoli nell’impegno del rispetto e dell’amore reciproco.

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
annuncerò tutte le sue meraviglie

Se le riflessioni e gli interventi presenti in questo articolo suscitano in te il ricordo di un episodio della tua vita del quale rendere grazie al Signore per le meraviglie che ha operato, lascia qui il tuo racconto.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Attenzione! In questo sito non sono consentiti commenti né l'inserimento di link relativi ad altre pagine ma solo racconti della propria esperienza di vita.