Vedere bene

di Ilaria - 27 Febbraio 2022

C’è una parola che collega il brano del Vangelo di questa ottava domenica del tempo ordinario con quello che leggeremo mercoledì prossimo, quando celebreremo il mercoledì delle Ceneri.

Nel brano del Vangelo di Luca (Lc 6,39-45), come in quello di Matteo (Mt 6,1-6.16-18), risuona, infatti, la parola: ipocriti! Una parola che solitamente Gesù ha diretto agli scribi e ai farisei e che in questi due brani rivolge, invece, ai suoi discepoli.

L’etimologia di questa parola, ci ricorda che, nell’antica Grecia, il termine ipocrita designava l’attore, cioè colui che, con la voce e con i gesti, interpreta un personaggio, assumendo comportamenti che non gli appartengono.

L’ipocrita è colui che si mostra per quello che non è. Come un attore sul palcoscenico, pur di ottenere il consenso degli altri, recita una parte, mostrando agli altri opinioni, emozioni, valori che in realtà non ha, finendo così per vivere una vita che non è la sua.

Il termine, molto probabilmente, suscita in ciascuno di noi una sensazione negativa. L’ipocrita, nel linguaggio comune, infatti, è sinonimo di una persona falsa, che in qualche modo ci inganna con le sue parole, mentre fa tutt’altro con il suo comportamento.

L’ipocrisia verso sé stessi.

Alla luce della Parola di Dio, però, ci rendiamo conto che in ciascuno di noi, sotto sotto, si nasconde un ipocrita. Questa nostra ipocrisia, piuttosto che ingannare gli altri, a ben vedere, inganna, prima di tutto, noi stessi.

Siamo ipocriti quando, pur di non riconoscere le nostre responsabilità, le nostre mancanze, gli errori commessi, le scarichiamo sugli altri. Ed è così che iniziamo a puntare il dito contro l’altro, travolgendolo con il nostro giudizio.

Quanto più non accettiamo di vedere le nostre fragilità, tanto più siamo severi nel giudicare gli altri. Le nostre parole nei loro confronti diventano, allora, spade affilate, che feriscono l’altro, con giudizi senza appello.

Non ci rendiamo conto, però, che questo nostro parlare mette in evidenza proprio quello che noi siamo, che portiamo nel profondo del cuore. Il più delle volte, infatti, quello che rimproveriamo agli altri è quello che non accettiamo in noi stessi.

Il coraggio della verità.

L’ipocrisia, come sottolinea Papa Francesco, è paura per la verità. Per paura di guardare in faccia la verità di noi stessi, evitiamo, allora, in tutti i modi, di lasciarci trafiggere dalla Parola di Dio, che ci mette a nudo di fronte alla verità delle travi che ci portiamo dentro.

Eppure proprio questa capacità di vedere bene dentro di noi, ci dona la libertà di poter essere pienamente noi stessi, mettendo fine alla recita che, ostinatamente, mettiamo in scena sul palcoscenico della vita.

Non temiamo, allora, di ascoltare, di meditare e di lasciarci illuminare nel fondo del cuore dalla Parola di Dio. Essa è sì spada tagliente, ma non come giudizio senza appello, quanto piuttosto come sguardo amorevole che desidera spezzare ogni nostra catena, per renderci persone libere, persone vere.

Tendi a giudicare gli altri oppure cerchi di riconoscere i tuoi errori?


Pretendi che gli altri cambino il loro atteggiamento oppure sei consapevole che se provi a cambiare tu, cambia il mondo attorno a te?


Lasci che la Parola di Dio ti metta in discussione, per riflettere sui tuoi atteggiamenti e provare a cambiarli e ad agire in modo diverso?

Vedere bene ultima modifica: 2022-02-27T08:11:54+01:00 da Ilaria

Testimonianze

  1. Mariarosaria

    L’avvicinarmi, sia pure a piccoli passi, al Signore fa, poco alla volta, luce sul muro che, inconsapevolmente, avevo eretto verso di Lui e, conseguentemente, su ciò che di me non volevo vedere.
    Lontano da Lui la mia visione della realtà, di me stessa, degli altri veniva completamente alterata e deformata e, pur avvertendo grande confusione, per orgoglio e senza accorgermene, continuavo a far leva sulle mie sole forze.
    Si scatenavano, allora, dentro di me, tempeste di rabbia, di risentimento, sensi di colpa, di vuoto, di nullità, di impotenza che neppure la maschera da me costruita, per dare un’immagine di perfezione, riusciva a nascondere.
    Potevo, infatti, ingannare gli altri ma non me stessa; e più reprimevo tali pulsioni più riemergevano, inoltre, non capendone il motivo, più si accentuavano le mie ferite e la separazione fra me, Dio e gli altri.
    La chiarezza di quanto su esposto, prima percepito in modo latente e frammentario, ma non al punto da risparmiarmi angosce e sofferenza, mi è stata donata dal Signore.
    Grazie a Lui mi è stato possibile intercettare la radice profonda del mio malessere e il circuito di violenza che, partendo da me, si riversava inevitabilmente sugli altri.
    La riflessione che ne scaturisce è la seguente: ogni mia scelta, per quanto inconsapevole, ha delle conseguenze e, se non si va all’origine, non si può cambiare rotta.
    Non è quindi la stessa cosa se mi affido al Signore o faccio leva sulle mie forze.
    Grazie Gesù

Renderò grazie al Signore con tutto il cuore,
annuncerò tutte le sue meraviglie

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